Cannabis sativa e pseudo-scienza

Cannabis sativa

 

La Cannabis sativa L. (canapa) è considerata una pianta unica per via della combinazione di storia, chimica, farmacologia, tossicologia e per il profondo impatto sociale. E’ discussa a livello sanitario, strumentalizzata a livello politico. Tutti ne parlano, ne scrivono con il risultato che chiunque crede di avere un’idea attendibile a riguardo, mentre sta solo navigando nella confusione di un sistema che premia la popolarità delle notizie e non l’attendibilità.

Per la maggior parte degli “pseudo-informati” esiste solo un tipo di cannabis: quella stupefacente ed è così che cannabis diventa sinonimo di spinello, droga, pianta ad attività psicotropa. Le persone si stupiscono quando dico loro che la cannabis, una delle prime piante coltivate dall’uomo, esiste anche come varietà non stupefacente: come non tutti i peperoni sono piccanti, così non tutte le cannabis sono psicotrope.

In origine la cannabis stupefacente era la varietà asiatica Cannabis indica, con il tempo sono state sviluppate delle varietà di C. sativa con una percentuale di principio attivo stupefacente (THC) maggiore della C. indica per cui questa distinzione ora non è più in uso.

Andiamo con ordine: esistono tre tipi di Cannabis sativa: non-psicotropa, medicinale e ricreazionale.

La C. sativa non-psicotropa? La conoscete bene, ma siete abituati a chiamarla canapa. Con la canapa si è fatto di tutto: corde molto resistenti e indeformabili, adatte a mantenere ferme le navi nei porti e descritte molto bene da Herman Melville nel suo romanzo “Moby Dick”. Carta pregiata: non ingiallisce con il passare del tempo poiché la concentrazione di lignina è bassa. Prima del 1900, quasi tutta la carta era prodotta a partire dalla canapa. In carta di canapa sono state stampate le Bibbie di Gutenberg nel Francobollo canapa1450, la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, molte altre opere letterarie e le banconote. Non dimentichiamoci dei tessuti perché, prima di tutto, dalla canapa si produce una fibra tessile. Pensate che nel 1919 l’esportazione di canapa italiana rappresentava il 50% di tutte le esportazioni di canapa nel mondo.
E poi? Poi è successo che nel 1975 fu vietata la coltivazione della cannabis stupefacente e, considerando che la cannabis a THC è morfologicamente uguale alla canapa, furono introdotte delle normative severe per la coltivazione di canapa tessile con il risultato che il settore fu abbandonato.

Attualmente esistono associazioni che stanno riprendendo l’utilizzo della semi di canapacanapa soprattutto perché, a livello alimentare, molto preziosi sono i semi di canapa.
Ci sono almeno otto buoni motivi che li rendono un alimento perfetto:

  • Non contengono THC. La pianta, nei semi, non produce cannabinoidi che si presentano, in seguito a maturazione, solo nelle foglie e nelle infiorescenze.
  • Sono costituiti per un 25% da proteine facilmente digeribili. I fenomeni legati ad una possibile intolleranza sono minori di quelli dati dall’assunzione di soia.
  • Rappresentano una delle poche fonti naturali alimentari complete di tutti gli aminoacidi essenziali. Sono l’unico alimento (latte a parte) che da solo può sostenere la vita in termini di metabolismo primario.
  • Sono costituiti per un 30% di olio di cui l’80% è rappresentato da acidi grassi polinsaturi (PUFAs)
  • Sono una fonte eccezionale di acido linoleico (omega-6) e acido linolenico (omega-3)
  • Gli acidi grassi omega-6 e omega-3 sono contenuti secondo il rapporto ottimale per la nostra dieta compreso tre 2:1 e 3:1
  • Il rapporto è ottimale anche tra acido γ-linolenico (GLA) e acido stearidonico (SDA).

La canapa contiene THC? Pochissimo, in tracce pari o inferiori a 0.2% e pertanto considerato legale perché non arriva ad una concentrazione tale da poter avere effetti psicotropi. Contiene altri cannabinoidi? Certo: sono stati isolati e scoperti oltre 100 cannabinoidi anche se il mondo sembra considerare solo il THC. I più noti sono il CBG (cannabigerolo) ed i CBD (cannabidiolo) privi di azione stupefacente e con attività antibatterica importante tanto da essere attivi nei confronti di MRSA (S. aureus resistente alle meticilline). Il cannabidiolo ha attività antinfiammatoria e può ridurre, come vedremo in seguito, gli effetti indesiderati del THC nella cannabis medicinale.

La cannabis medicinale è una varietà di Cannabis sativa che, oltre a contenere il THC e quindi a presentare attività psicotropa, produce anche molti altri cannabinoidi tra cui il CBD. Attualmente l’unica forma disponibile in commercio, il Sativex®, è preparata utilizzando approssimativamente una miscela di THC e CBD in rapporto 1:1. Il CBD non è stupefacente perché segue un percorso diverso nel nostro corpo rispetto al THC, ma è fondamentale per un corretto uso terapeutico della cannabis perché è in grado di contrastare alcuni effetti indesiderati causati dal THC tra cui paranoia e ansia. La cannabis di questo tipo ha azione contro certe forme di dolore tra cui il dolore neuropatico verso il quale i comuni analgesici ed oppiacei hanno effetto quasi palliativo.  L’applicazione maggiore è per le forme di spasticità date dalla sclerosi multipla.

Purtroppo la Cannabis sativa ha subito molte modificazioni al triste fine di selezionare varietà ad uso prettamente ricreazionale con concentrazioni sempre maggiori di THC. Ne è un esempio la varietà “sinsemilla” che può raggiungere una concentrazione di THC pari al 35%. E’ impressionante se considerate che negli anni ’60 una concentrazione di THC compresa tra l’1 ed il 6% era già ritenuta altissima.

Se siete tra coloro che pensano che il consumo di cannabis ricreazionale non possa fare nulla di male e che non abbia effetti collaterali pericolosi, sarete molto delusi dal sapere che non è affatto così. Tra gli effetti che il THC “regala” in seguito alla sua assunzione troviamo, in ordine di comparsa: obesità, infertilità, impotenza, psicosi e schizofrenia. Nel marzo del 2007 il giornale britannico “The Indipendent” ha avuto in copertina il titolo “Cannabis: an apology” (Cannabis: scusateci) ritrattando la sua precedente posizione che, alcuni anni prima, lo vedeva favorevole alla classificazione della cannabis tra le droghe leggere non punibili dal momento che non era ancora stato definito il legame tra il consumo di cannabis ricreazionale e psicosi.

La cannabis è una pianta che possiede impressionanti potenzialità alimentari e medicinali. E’ necessario però restare ancorati a dati scientifici e non perdersi in false informazioni. L’abuso ricreazionale conferisce alla Cannabis sativa medicinale una “cattiva reputazione” e gravosi pregiudizi che, in definitiva, rallentano e ostacolano le innumerevoli applicazioni a livello medicinale.

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