L’arte di essere un veleno

Veleno, dolce veleno, veleno mortale…Nell’antica Roma tutti gli accertamenti dei decessi erano basati su valutazioni per lo più visive. Non esistevano sistemi scientifici per rivelare la presenza di sostanze tossiche e neppure l’analisi del capello. E’ facile comprendere perchè, per togliere di mezzo personaggi politici fastidiosi o amanti scomodi, per vendetta o per condanna a morte, si utilizzassero preparati a base di piante altamente tossiche.

Il veleno sicuramente non lasciava tracce del mandante e non poteva parlare, cosa che un sicario magari avrebbe potuto fare. E qui Oscar Wilde avrebbe detto: “l’importanza di essere una pianta tossica”, infatti per il macabro fine le “favorite” erano l’oppio, la cicuta, l’aconito e l’atropa.

Osservando “La morte di Socrate” di David Jaques-Luis, si nota Socrate nell’atto di prendere un calice. Il filosofo, accusato di insegnare dottrine che propugnavano al disordine sociale, fu condannato a morte bevendo una tintura di cicuta. La cicuta (Conium maculatum) è una pianta notoriamente tossica perchè contiene coniina, un alcaloide capace di bloccare la trasmissione neuro-muscolare. La paralisi inizia dagli arti inferiori per poi diffondersi lungo il corpo fino ad essere completa. In parole spicce è come se, gradatamente, staccaste la corrente ad una macchina elettrica. Non pensate che questa pianta appartenga ad un passato remoto perchè è viva e vegeta in tutta Europa.

C’è stato anche chi dell’avvelenare ne ha fatto un mestiere: è il caso di Lucusta, esperta preparatrice di veleni ed elisir vissuta nel I secolo d.C.. A lei sembra essersi rivolta Agrippina per avvelenare l’Imperatore Claudio servendogli un piatto di funghi avvelenato con l’aconito.

Aconito (Aconitum napellus) deriva dal greco akòniton che significa “pianta velenosa”. Plinio la chiamava “arsenico vegetale” e sembra che in guerra fosse utilizzata per avvelenare le frecce. E’ una pianta erbacea che cresce in montagna e fiorisce in piena estate. Il suo fiore ha una caratteristica forma a cappuccio ed un colore blu. E’ molto bello a vedersi, se lo osservate e fotografate va tutto bene, ma non toccatelo neppure: contiene aconitina che può essere assorbita anche attraverso la pelle. Potreste avere un’intossicazione lieve anche solo tenendo in mano per un po’ di tempo delle piante raccolte.

Ingerendolo, i sintomi dell’intossicazione compaiono in pochi minuti: mal di stomaco, bruciore. Poi l’effetto si sposta a carico del sistema cardio vascolare e respiratorio. Se la quantità di aconitina assunta supera i 4 mg, si può verificare un decesso per arresto cardiaco ed asfissia. Purtroppo i casi di intossicazione da aconito capitano tutt’ora e sarebbe proprio il caso di dire “guardare e non toccare”.

Lucusta fu condannata a morte ma venne salvata da Nerone che le ordinò di avvelenare il suo fratellastro Britannico in cambio di possedimenti terrieri. Meglio un’esperta botanica viva ed amica, che deceduta o peggio: nemica.

Infine, secondo Christoph Schäfer, storico e professore all’Università di Trier, Cleopatra non si sarebbe suicidata facendosi mordere da un aspide. La Regina del Nilo, morta all’età di 39 anni, non desiderava una morte dolorosa e si preoccupava che la sua leggendaria bellezza potesse rimanere intatta. Il veleno di un serpente, oltre a causare effetti dolorosissimi, non sarebbe stato un mezzo sicuro per assicurarsi un suicidio. Cleopatra avrebbe pertanto assunto un cocktail a base di oppio, cicuta ed aconito. Le prime due piante per assicurarsi di non sentire dolore e per facilitare l’azione del veleno della terza.

 

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